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    Soundsafe: robotica e ultrasuoni per distruggere i tumori

    18/05/2026
    Distruggere un tumore all’interno dell’organismo, senza chirurgia e senza radiazioni. E’ l’obiettivo di Soundsafe Care, start-up pisana che ha messo a punto una tecnologia in grado di focalizzare un fascio di ultrasuoni in un punto preciso all’interno del corpo, non più grande di un chicco di riso. Un’alternativa ad altri approcci, come la radioterapia, che distruggono sì i tumori ma a prezzo di effetti collaterali molto pesanti per il paziente. Il segreto di Soundsafe è nella guida ultra precisa dello strumento che emette gli ultrasuoni, resa possibile sono da una combinazione di robotica e analisi di immagini in tempo reale, che permettono di compensare anche i movimenti del paziente come il respiro. Ne parliamo con Andrea Mariani, CEO e co-fondatore Soundsafe Care, intervistato in occasione dell'evento nazionale "Research to Innovate" a Bologna.
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    Dai camini idrotermali alle bioraffinerie: imparare dai microorganismi estremofili per valorizzare plastica e materie lignocellulosiche

    14/05/2026
    Molti processi industriali si avvalgono di calore o soluzioni caustiche per i loro bisogni. Molti altri si avvalgono della capacità dei microorganismi di rielaborare la materia: pensate ai depuratori piuttosto che alla produzione di alcol o biocarburanti. Non è difficile immaginare quanto sarebbe utile, potenzialmente, unire le due cose. Per riuscirci possiamo imparare dagli estremofili, discendenti dei più antichi organismi che hanno abitato la Terra. Questi microorganismi si sono infatti sviluppati in modo da sopravvivere in condizioni proibitive, per esempio a diretto contatto con i camini idrotermali da cui esce un flusso costante di acqua bollente e corrosiva. Condizioni in cui gli altri microorganismi (e anche noi macro) verrebbero distrutti insieme ai preziosi enzimi al loro interno, che sono i protagonisti di abilità come produrre biometano o digerire cellulosa e lignina. Ce ne parla Andrea Strazzulli, professore al Dipartimento di Biologia della Federico II di Napoli.
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    Obsolescenza programmata della plastica

    13/05/2026
    È possibile programmare la normale plastica affinché si decomponga in giorni, piuttosto che in mesi o in anni? Una sorta di obsolescenza programmata, imposta artificialmente, per evitare che un rifiuto in plastica finito nell’ambiente ci resti indefinitamente. L’idea è venuta a un gruppo di ricercatori della State University del New Jersey, che non soddisfatti dei progressi fatti dalle bioplastiche, si sono chiesti se fosse possibile introdurre nei polimeri delle plastiche tradizionali una sorta di “bomba a orologeria”, che le rendesse degradabili in tempi molto più rapidi ed, entro certi limiti, programmabili. Per riuscirci, i ricercatori hanno preso ispirazione da polimeri naturali, quali il DNA e l’RNA, che contengono dei precisi “punti di fragilità” da cui questi iniziano a frammentarsi. "Punti di fragilità" che gli studiosi hanno poi tentato di introdurre nelle plastiche di tutti i giorni, sebbene rimangano parecchi dubbi e aspetti da chiarire. Ce lo spiega Andrea Sorrentino, Dirigente ricerca CNR istituto per i Polimeri Compositi e i Biopolimeri.
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    Scenari nucleari - 2ª parte: le soglie che fanno la differenza

    12/05/2026
    Il nucleare conviene o non conviene? Non esiste una sola risposta. Nel mondo il costo della tecnologia varia da meno di 3.000 a più di 10.000 € per KW di potenza. I tempi di costruzione da 5 a 10 o 20 anni; e poi ci sono il costo del denaro, la concorrenza di altre fonti e molti altri fattori che fanno la differenza. Dalla scorsa puntata parliamo di uno studio del Politecnico di Milano e dell’Università dell’Insubria che ha analizzato 120 scenari che tengono conto di varie combinazioni di questi fattori. Un dato interessante è che per la prima volta lo studio prende in considerazione anche l’effetto dello sviluppo di rete elettrica, mostrando come lo spazio per il nucleare dipenda moltissimo dalla capacità di realizzare gli impianti molto rapidamente e si riduca progressivamente con il progredire dell’infrastruttura. Mentre anche nello scenario più favorevole al nucleare resta una larga componente di fonti rinnovabili. Ne parliamo ancora con Mario Motta, professore di Fisica Tecnica e delegato alla transizione energetica del Politecnico di Milano.
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    Scenari nucleari - 1ª parte: i fattori che fanno la differenza

    11/05/2026
    Quali sono i fattori che fanno la differenza nel rendere l’eventuale ritorno al nucleare dell’Italia un affare per la collettività? Il dibattito pubblico fin qui ha lasciato scarso spazio a questo tipo di valutazioni, eppure l’industria nucleare è una delle più sensibili alle condizioni al contorno: costo delle tecnologie e tempi di costruzione, oltre al costo del denaro e alla specifica composizione del sistema energetico, determinano il successo o l’insuccesso di un programma nucleare. Un’analisi condotta da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano e dell’Università dell’Insubria, ha provato a fare proprio questo: andare a vedere quanto nucleare conviene sviluppare da un punto di vista economico in 120 diversi scenari, che rappresentano altrettante combinazioni di fattori tecnici, economici e di contesto energetico. Ne parliamo con Mario Motta, professore di Fisica Tecnica e delegato alla transizione energetica del Politecnico di Milano.Scenari nucleari - 1a parte: i fattori che fanno la differenza
    Quali sono i fattori che fanno la differenza nel rendere l’eventuale ritorno al nucleare dell’Italia un affare per la collettività? Il dibattito pubblico fin qui ha lasciato scarso spazio a questo tipo di valutazioni, eppure l’industria nucleare è una delle più sensibili alle condizioni al contorno: costo delle tecnologie e tempi di costruzione, oltre al costo del denaro e alla specifica composizione del sistema energetico, determinano il successo o l’insuccesso di un programma nucleare. Un’analisi condotta da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano e dell’Università dell’Insubria, ha provato a fare proprio questo: andare a vedere quanto nucleare conviene sviluppare da un punto di vista economico in 120 diversi scenari, che rappresentano altrettante combinazioni di fattori tecnici, economici e di contesto energetico. Ne parliamo con Mario Motta, professore di Fisica Tecnica e delegato alla transizione energetica del Politecnico di Milano.
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Acerca de Smart City
Il drammatico uno-due della pandemia seguita dal conflitto in Ucraina ha contribuito dolorosamente a un passaggio culturale importante, facendoci finalmente realizzare che la transizione ecologica è uno strumento per conseguire una maggiore indipendenza dalle importazioni di materie prime, energia e semilavorati, da cui le economie europee sono estremamente indipendenti. Le soluzioni proprie della crisi ecologica (dalle fonti rinnovabili al ciclo idrico integrato, dall'economia circolare alla fusione nucleare) si rivelano infatti essere ciò che serve per affrontare la crisi geo-politica, energetica ed economica che ci attanaglia.Lo speciale estivo di Smart City "La transizione ecologica in tempo di crisi" racconta i punti di contatto tra le crisi del nostro tempo, e la ricerca di possibili soluzioni comuni, affrontando temi quali la gestione dell'acqua, le opportunità offerte dalle energie forestali e marine, le sfide dei sistemi di stoccaggio energetico sostenibili e della fusione nucleare.Scopri il podcast originale Smart City XL
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