Nella Roma del Ventennio, mentre il regime esibisce ordine e disciplina, Cesare Serviatti si muove nell’ombra con l’apparenza innocua dell’uomo qualunque. Ha fatto il macellaio e l’infermiere: mestieri che gli hanno insegnato a maneggiare corpi e silenzi.
È così che, tra il 1928 e il 1932, attira donne sole con annunci matrimoniali, le seduce con modi cortesi e poi le uccide, sempre con la stessa calma metodica.La prima vittima è Pasqua Bartolini, trovata anni dopo, a pezzi in un pozzo nero a La Spezia. Poi tocca a Bice Margarucci e a Paolina Gorietti, i cui resti vengono scoperti all’interno di alcune valige. Ogni volta Serviatti agisce con una freddezza chirurgica: strangola, seziona, fa sparire. Il regime, impegnato a mostrare una capitale impeccabile, fatica a riconoscere che un predatore si muove indisturbato nella sua città‑vetrina.
La svolta arriva nel 1932, quando due valige insanguinate vengono trovate su un treno diretto a Napoli. Dentro c’è il corpo smembrato di una donna. Una terza valigia, con il resto del cadavere, viene rintracciata poco dopo alla stazione di Roma. Le indagini risalgono rapidamente a Serviatti: i suoi spostamenti, le sue bugie. L’uomo crolla e confessa.Nel 1933, dopo un processo rapido e senza attenuanti, viene condannato a morte e fucilato a Sarzana. La stampa lo battezza “il Landru del Tevere”, il killer che ha agito sotto gli occhi del regime senza che nessuno, per anni, vedesse davvero chi fosse.
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Questa è un'opera di fantasia ispirata da una storia vera.
Ogni riferimento a luoghi reali, eventi o personaggi realmente esistiti è rielaborato dall'immaginazione. Gli eventi narrati sono il frutto della creatività dell'autore e qualsiasi somiglianza o discordanza con persone reali, luoghi e eventi accaduti è puramente casuale.